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Chiesa Parrocchiale della Natività della Madonna.Chiesa Parrocchiale della Natività della Madonna detta anche dell'Opera o Propositura

Edificio tardo rinascimentale (di ispirazione vignolesca in pietra concia), commissionato nel 1490 e officiato verso la metà del sec. XVI. È dedicata alla Natività della Madonna.

Esterno

La facciata ed il campanile (progetto del pittore ed architetto Orazio Imberciadori) furono terminati solo nel 1870. Il frontone è caratterizzato dall'immagine di Dio e angeli. Nelle nicchie vi sono le statue di San Pietro, San Paolo, San Vincenzo Ferrer e San Niccolò; vi sono inoltre gli stemmi del Comune, dei Medici e dei Savoia. La vetrata della finestra, moderna, è del Prof. Bruno Buracchini. Il campanile del 1829 è un'opera in pietra concia di 35 metri di altezza. Il portone è protetto da un chiavistello metallico del 1630 (tuttora funzionante).

Interno.Interno

La volta (stile sec. XV) fu dipinta nel 1905 da Francesco Notari; vi è rappresentato: "gloria d'angeli e colomba dello Spirito Santo, San Giuseppe, Sant'Aloisio" (prima campata), "Cristo nella mandorla, Sant'Anna e Sant'Isidoro" (seconda campata), "San Vincenzo Ferrer, San Nicola e Santa Lucia" (arcone trasversale d'accesso al presbiterio). La cupola è settecentesca. L'organo è della ditta Agati, del 1866; la fonte battesimale del 1890.

Gli altari.Gli altari

L'altare maggiore è opera del mazzuoli, con le statue laterali di san Rocco e San Sebastiano; la grande tela (485 x 270 cm) rappresenta la "Natività di Maria Vergine", è stata dipinta da Giuseppe Nicola Nasini (1657 - 1737) nel 1705.

Lato sinistro

Primo altare: dedicato a sant'Agnese martire. Originariamente si pensa che fosse dedicato a San martino, l'erezione risale al 1633; dal XVIII secolo appartiene alla famiglia Ginanneschi. Nella cappella vi sono tre dipinti, quello centrale ricorda il martirio della Santa (probabile scuola dei Nasini), a destra "Sant'Anna con la Vergine bambina).

Immagine.Secondo altare: dedicato a San Francesco Saverio con una tela raffigurante "Apparizione della Madonna col Bambino a Santa Caterina d' Alessandria tra i santi San Filippo Neri o San Francesco Saverio e San Tommaso da Villanova" di Giuseppe Nicola Nasini. In questa cappella nella parete destra è conservata la statua lignea "Madonna col Bambino del Noceto" proveniente dalla chiesa omonima di bottega toscana o romana (1690 - 1710).

Terzo altare: dedicato a San Nicola da Tolentino, vi è una statua lignea settecentesca di San Nicola proveniente dall'antico convento di San Processo, oggi purtroppo in rovina, di cui rimane solo una parte del campanile.

Quarto altare: cappella dedicata a Sant'Antonio da Padova, con una statua lignea del Santo proveniente da San Processo.

Lato destro

Primo altare: dedicato alla Madonna addolorata, vi è un gruppo scultoreo "Compianto sul Cristo morto" (1680); cappella fondata dal sacerdote Valerio Sani.

Secondo altare: dedicato a San Cerbone, vi è la tela "San Cerbone propizia la vittoria del generale Tommaso Cerboni" sec. XVII, attribuita a Domenico Manetti, figlio del più noto Rutilio. La cappella sembra una delle più antiche, eretta nel 1642.

Terzo altare: dedicato a San Donato, vi è il quadro "Madonna col Bambino in trono, con San Simone Cananeo, San Giuda Taddeo e San Donato" di Giuseppe Nicola Nasini. Questa cappella oggi è intitolata anche a Santa Rita da Cascia.

Immagine.Transetto di sinistra

Altare della Concezione, autorizzato nel 1738, vi è scolpito lo stemma della famiglia Ginanneschi. Fino al 1922 vi si venerava una tella dell'Immacolata purtroppo andata perduta in un incendio, sostituita dalla tela "Apparizione dell'Immacolata Concezione a Santa Caterina Labourè" (probabilmente del 1926), dipinta da Fioranna Ginanneschi (1906 - 1995). A lato vi è una tela con la "Decollazione di San Giovanni Battista" attribuita a Alessandro Casolani (1552 - 1606), che probabilmente in passato si trovava nell'antica chiesa di "San Giovanni Decollato fuori le mura" oggi distrutta. Sulla parete destra vi è la tela "Madonna col Bambino in gloria tra San Michele Arcangelo e San Nicola da Bari" di Francesco Nasini (1611 o 1621 - 1695). A sinistra "San Vincenzo Ferrer" patrono del paes, con nello sfondo il panorama di castel del Piano (probabilmente opera settecentesca).

Transetto di destra

Altare del Crocifisso, opera dei fratelli Amati di Arcidosso (1668 - 1670). Nella teca si venerano le statue di cartapesta di "Cristo in croce con la Madonna, San Giovanni Evangelista, Maria Maddalena e Maria di Cleofa", portate in processione la sera del Venerdì Santo. Il dipinto del fondo rappresenta "Cristo in pietà tra la Madonna, San Francesco e San Pietro" di Giuseppe Nicola Nasini; di fronte vi è la tela dell' "Assunzione della Madonna"sempre di Giuseppe Nicola. La tela si trovava nel coro del tempio della Madonna delle Grazie. Ai lati dell'altare si notano le tele dell'"Orazio nell'orto" e le "Stimmate di San Francesco", probabilmente opere di Gioacchino Sorbelli, sec. XVIII. Da ricordare anche nel transetto di sinistra, a destra dell'altare "Madonna col Bambino tra San Nicola e Santa Lucia" (sec. XVIII).

Chiesa della Madonna delle Grazie.Chiesa della Madonna delle Grazie

La facciata in concio di peperino è stata terminata solo nel 1932, di stile rinascimentale, nella parete laterale, in Via San Giovanni, si trova un nicchione per la “raccolta degli oboli a riscatto degli schiavi cristiani” (1656);

l’edificio commissionato nella metà del sec. XV, officiato dal 1504 e ampliato nel 1512.

Sulla parete destra dell’unica navata vi sono i dipinti “Madonna del Carmine” di Francesco Nasini (1611 o 1621 – 1695) e la “Madonna del Rosario con Santa Caterina da Siena, San Domenico, San Francesco d’Assisi e Papa Pio V” sec. XVII. Sulla parete di sinistra si nota la tela dell’”Immacolata Concezione” di Anna Muschi di Castel del Piano e Alessandro Teerlink del 1838, copia di un’opera originale del pittore spagnolo Murillo che si trova attualmente al museo dell’Ermitage di San Pietroburgo. Sullo scenografico altare settecentesco dello svizzero Cremoni si può ammirare una tavola su fondo oro derivata da Sano di Pietro (1460 – 1481), rappresentante la “Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e San Bartolomeo e angeli”; il retro, parzialmente visibile dal coro ottocentesco, rappresenta l’ideogramma di San Bernardino, forse per l’influsso del vicino Convento (fondato nel 1221) del Santo al Colombaio nel Comune di Seggiano (di cui purtroppo oggi rimangono solo rovine).

Di questa Madonna vi sono alcune copie: una si trova nel Museum of Art di El Paso (Texas, U.S.A., da taluni ritenuta l’originale), un’altra in Vaticano, dipinta da Gioacchino Sorbelli (1742, attivo fino al 1784) nel 1771 e un’altra ancora, detta la “Madonna Ginanneschi” probabilmente seicentesca e opera di Francesco Nasini (attualmente presso il Palazzo Nerucci). Nella parete sinistra in alto della navata “Assunzione della Madonna – stendardo della compagnia della SS. Vergine Assunta” dipinta nel 1759 da Apollonio Nasini (1692 – 1768), probabilmente usata durante la traslazione della Madonna delle Grazie a Siena nello stesso anno. Ultima curiosità: sul portone è scolpito un “simbolo massonico” (un compasso) inserito nello stemma che dovrebbe appartenere alla famiglia Maestripieri.

Chiesa di San Leonardo.Chiesa di San Leonardo

La chiesa, una delle più antiche, sorge su una preesistente cella benedettina del sec. IX, alla quale fu annessa un’altra cella, poi chiesa battesimale, di San Giovanni battista, ora demolita. Le prime notizie si hanno dal 1198, da una bolla di Papa Innocenzo III all’abate dell’Abbazia di San Salvatore alla quale apparteneva. Edificio di pietra concia in stile romanico, ampliato nel 1451 assieme al campanile, tempo in cui fu soppressa la Pievania di San Giovanni. Nel 1520 fu eretto un nuovo campanile per il quale furono usati i materiali dell’antico cassero, ora demolito.

La facciata ha subito numerosi rimaneggiamenti che hanno trasformato l’originale stile romanico in neogotico nel 1915 (portale d’ingresso e rosone).

Immagine.L’interno si sviluppa su tre navate, la centrale con copertura a capriata. Nella parete sinistra vi è un sacello di peperino lavorato, poi il battistero, già prezioso tabernacolo di chiesa Piccina, qui trasferito in epoca rinascimentale, in alabastro

L’organo del 1854, opera dei fratelli Agati di Pistoia. Vicino all’altare di San Gerolamo le due lastre marmoree con epigrafi e stemma nobiliare dei Nerucci (colomba con nel becco ramo d’ulivo). Su quest’altare vi è un dipinto di San Gerolamo forse della scuola dei Nasini. Sulla navata destra, sull’altare di San giovanni, vi è la tela “Nascita di San Giovanni Battista” attribuita a Francesco Vanni. Nella parete di destra vi sono tracce di affreschi probabilmente quattrocenteschi, in alcuni di questi si può scorgere forse l’angelo dell’annunciazione e San Cristoforo.

Chiesa del SS. Sacramento (Chiesa Piccina)

La chiesa si trova nella parte storica del Paese, fu edificata ai primi del secolo XIII; di gusto romanico è stata molto rimaneggiata a partire dal 1600. La prima citazione è del 1216, ma la sua costruzione risale presumibilmente al sec. XI.

Chiesa del SS. Sacramento.Nel 1587 è propositura di S. Niccolò e Lucia e con questo titolo amministrava numerose proprietà. In una descrizione del 1653 si dice che la chiesa ha un’unica navata, una sacrestia e un piccolo campanile edificato sopra il coro. All’esterno, in una parete laterale, quella che porta alla via del vecchio pretorio e sopra l’arco, vi sono scolpite delle croci a forma di Tau (forse retaggio di un influsso templare?). La chiesa nei vari secoli ha subito varie modifiche fino al 1858; il nuovo campanile fu terminato solo nel 1900.

Immagine.All’interno si conserva la statua della “Madonna di Loreto” del 1634, di legno intagliato, dipinto a policromia, restaurata nel 1987. Il paese di Castel del Piano dedica un culto particolare alla Madonna di Loreto: nel 1634 dei devoti paesani si recarono in pellegrinaggio a Loreto e ne riportarono una copia della Madonna. La particolarità di quest’immagine è che – essendo andato perduto in un incendio nel 1921 l’originale laureano, che risaliva al XIV – paradossalmente la copia casteldelpianese risulta più antica della statua che si trova oggi a Loreto. Partendo dall’ingresso principale troviamo a destra l’altare di Santa Croce e San Desiderio, con sopra la tela “Verifica della vera croce” attribuita a Francesco Nasini; di quest’opera qualche critico ha voluto vedere un influsso dal “Giorno” (1523) del Correggio.

Un secondo altare di Sant’Antonio con sopra l’immagine del santo. Nei pressi è collocato un dipinto “double face” (probabilmente uno stendardo professionale), raffigurante da un lato la “Gloria del SS. Sacramento) (1771) e dall’altro il “Miracolo di Bolsena” opera di Gioacchino Sorbelli. Degna di nota è un’acquasantiera in travertino.

Chiesa di San Giuseppe (Oratorio della Confraternita della Misericordia)

Ritratta di una piccola cappella, probabilmente seicentesca, affidata oggi alla confraternita della Misericordia (costituita da benemeriti cittadini nel 1870). La facciata esterna è di estrema sobrietà, da notare accanto alla porta un’elemosiniera di pietra a forma di conchiglia. All’interno, ad un’unica navata, si può ammirare uno dei più bei dipinti di Francesco Nasini “Lo sposalizio della Vergine” (1664); ai lati dell’altare vi sono due dipinti di Giuseppe Nicola Nasini e del figlio Apollonio, “Riposo durante la fuga in Egitto” e “Sogno di San Giuseppe”. La cappella, se pur di piccole dimensioni, suscita una certa suggestione, infatti l’architetto Vincenzo Vincenti ha scritto: “Ma ciò che più caratterizza architettonicamente quest’ambiente, è l’altare in stucco che si presenta nelle forme tipiche della ‘ macchina barocca ’ inteso a produrre anche qui, in questa piccola chiesa, l’emozione prodotta dalla tangibilità del soprannaturale”. La chiesa è stata recentemente restaurata (1995).

Chiesa di Santa Lucia

Antica cella benedettina del IX – X secolo, costruita dai monaci di San Salvatore. Vi veniva conservata una statua moderna del professor Baracchini raffigurante Santa Lucia.

Chiesa di San Biagio

Anch’essa antichissima cella benedettina.

Immagine.San Processo

Resti di un convento francescano soppresso nel 1784 e ora completamente diroccato; rimangono solo i resti del campanile. Sembra che vi sostarono sia San Bernardino che Santa Caterina. Anche se mai confermato da nessuno studioso, la voce popolare parla di un tunnel sotterraneo tra San Processo e la Pieve di Lamulas (pieve romanica nel comune di Arcidosso, che merita comunque una visita).

Santa Flora in Noceto

Si trattava di una cappella rurale ubicata nei pressi del paese, fondata dagli Aldobrandeschi nel 1097, passata poi ai Camaldolesi dell’eremo del Vivo; è citata nelle decime del 1200, 1300. L’edificio disfatto e rovinato fin dal XVII secolo fu ricostruito da Francesco Aurelio Ginanneschi, protomedico del Papa, tra il 1752 e il 1754 con una nuova chiesina dedicata al Sacro Cuore che tuttora possiamo vedere malgrado il tetto sia crollato e l’interno invaso dalla vegetazione; rimane comunque ben distinguibile l’altare che doveva custodire la Madonna del Noceto, ora nella Chiesa dell’Opera.

Le Croci di Baldassarre Audibert

Questa misteriosa figura di penitente pellegrino, precursore assieme al mistico Brindano (al secolo Bartolomeo Marosi di Petroio, sec. XVI) del profeta millenarista Davide Lazzaretti (1834 – 1878), eresse decine di croci, forse per un voto o come segno di profonda pietà intorno alla metà del secolo XIX – comunque a tutt’oggi resta sconosciuto il reale scopo. La voce popolare lo voleva vescovo francese o ufficiale belga, secondo altri invece non era affatto francese, ma originario di Vercelli col nome di Audiberti. Proclamava di essersi fatto penitente per purgarsi della colpa di aver votato, quale membro della Convenzione Repubblicana – durante la rivoluzione francese – la condanna a morte di Luigi XVI e di Maria Antonietta. Per questo infatti aborriva il filosofo Voltaire e tuonava contro ogni forma di modernismo, contro i nemici della Chiesa e dell’ordine costituito. Le sue croci, che si trovano nella maggior parte dei casi all’incrocio di strade, all’ingresso dei paesi e nei luoghi di maggior rilevanza, sono state recentemente restaurate. Se ne annoverano circa sedici nel Comune di Castel del Piano e nei comuni limitrofi. Le più significative sono: la croce di Federico nei pressi della chiesina di Santa Lucia (particolare perché vi è scolpito un volto, forse una “Veronica” o altro simbolo templare, come in certe Croci Catare in Francia; questa improbabile ipotesi sembrerebbe corroborata dall’appellativo dell’Audibert “l’omo bono”, che suona come il “bonhomme” degli eretici francesi); la croce di Montoto vicino al campeggio, nella strada per Arcidosso; la croce di Casidore nei pressi di Pian del Ballo.

 

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